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Sacro Convento

Sacro-ConventoLe vicende del Sacro Convento sono ovviamente connesse a quelle della Basilica. Lo prova ad esempio la bolla di Bonifacio IX che il 28 agosto 1393, dopo aver riparato al Sacro Convento dal luglio al settembre dell'anno precedente e aver personalmente constatato la necessità di urgenti interventi per la manutenzione della chiesa e dello stesso Convento, concede privilegi spirituali a quanti daranno elemosine a favore del complesso monumentale e anche per il sostentamento dei frati, ridotti di numero per la mancanza di offerte e oblazioni.
Dal 1639 al 1653, alloggiò presso il Sacro Convento frate Giuseppe da Copertino, un soggiorno obbligato per ordine del Sant’Uffizio che indagava sulle sue estasi. In occasione della visita di Eleonora Gonzaga-Nevers, moglie dell'imperatore Federico, nell'aprile 1653 fu allestito un piccolo appartamento (dove sono ancora conservate alcune memorie di allora) attiguo alla Sala del Capitolo. Nell'epoca moderna, dopo il saccheggio delle truppe napoleoniche del 1798, l'evento che maggiormente segnò la vita del Convento e della comunità francescana che in esso viveva, fu la soppressione degli ordini religiosi seguita all'Unità d'Italia, in Umbria anticipata all'11 dicembre 1860 per effetto del cosiddetto Decreto Pepoli. Il Comune di Assisi istituì in quell'occasione una “fabbriceria” che provvedeva al mantenimento di alcuni religiosi alloggiati in una piccola zona del Convento sul lato sud-est. Il resto del complesso, dopo quattordici anni di abbandono, nel 1875 divenne sede del Convitto nazionale per gli orfani degli insegnanti elementari. Solo nel 1927, all'indomani delle celebrazioni per il VII Centenario della nascita di san Francesco, grazie all'azione dell'allora Ministro generale Alfonso Orlich, il Sacro Convento fu restituito ai frati minori conventuali che dovettero però costruire, nella parte alta della città di Assisi, il “costosissimo collegio-convitto Principe di Napoli”.

Approfondimenti:

La costruzione del Sacro Convento

Chiostro-SistoIVLa costruzione del Convento venne promossa da Gregorio IX e realizzata contemporaneamente alla adiacente Basilica. Le prime abitazioni dei frati furono costruite nei vani angusti, parzialmente ricavati nella viva roccia, necessari a fare il piano per l'innalzamento del nucleo originario del Convento, detto Palazzo Papale (o Gregoriano), portato a termine intorno al 1239. Alla fine del Duecento risale la costruzione del Chiostro dei Morti, circoscritto oggi da un porticato a doppio ordine di logge, costruite negli anni 1492-93 da maestri comacini. L'edificio conventuale continuò a crescere lentamente, ma solo dopo la metà del 1300 cominciò ad articolarsi secondo una planimetria più organica, grazie anche all'intervento decisivo del cardinale Albornoz, che finanziò i lavori dell'infermeria nuova e incentivò la prosecuzione dell'edificio attorno all'incompiuto Chiostro di San Geronzio, posto dietro l'abside. A conferire al Convento l'aspetto definitivo, fu l'intervento di Sisto IV, che fece costruire il loggiato superiore del chiostro (che oggi prende il suo nome) e curò il consolidamento di tutto l'edificio, facendo anche costruire due robusti bastioni angolari a sostegno dell'intera struttura. Nel corso di questi lavori fu costruito il porticato attorno alla piazza antistante alla Basilica inferiore. L'ultimo intervento significativo fu la costruzione del dormitorio superiore realizzato nel primo decennio del 1600.

Dimora dei Pontefici

REfettorioI locali ospitanti la comunità conventuale custode del Sepolcro del Santo sono articolati intorno a quattro chiostri: Chiostro Sisto IV, Chiostro dei Morti, Chiostro San Geronzio, Chiostro dell’Immacolata. Il perimetro conventuale ospita fin dalle origini la Domus Gregoriana o Palazzo dei Papi, fatto costruire dal fondatore Gregorio IX sul lato nord del Convento. Il francescano Sisto IV spostò la dimora dei Pontefici sul lato sud-ovest dell’edificio nel 1476.
Dietro l’abside della Basilica, sul lato nord del Chiostro maggiore Sisto IV (1474) sono i locali ospitanti il Museo del Tesoro. Il patrimonio custodito è costituito da prestigiosi doni e arredi liturgici originariamente in uso nel Santuario. La tipologia degli oggetti museali copre capolavori di seta orientale e oreficeria liturgica, vetrate istoriate e dipinti su tavola, ceramica medievale, libri liturgici miniati e musicati, vario arredo sacro. Sul lato nord ovest, sono i locali della Biblioteca, la cui esistenza è documentabile a partire dal 1265 in un manoscritto del cardinale Caietani (poi Bonifacio VIII). Malgrado dispersioni varie, la Biblioteca conventuale-comunale conserva oggi circa un migliaio di codici manoscritti, 480 incunaboli, 3400 cinquecentine e varie edizioni pregevoli. Celebre il manoscritto 338 con gli Scritti del Santo.
Tra i locali più importanti nel complesso conventuale sono: la Sala del Capitolo o delle Reliquie, in stile romanico gotico, ricca di una Crocifissione dovuta alla mano di Puccio Capanna (1344 ca); il monumentale refettorio, modificato in leggero barocco nel 1700. Sulla parete ovest, una grande tela raffigurante l’Ultima cena di Francesco Solimena (1717). Sulle pareti leterali, in 22 medaglioni ovali, tele raffiguranti i Pontefici mecenati della Basilica e del Sacro Convento.
Esente da ogni giurisdizione inferiore a quella del Papa, dichiarata Caput et Mater dell’Ordine (1230), la Basilica con l’annesso Sacro Convento risulta elencata al primo posto tra gli insediamenti francescani, in tutti i codici antichi precedenti le diramazioni giuridiche dell’Ordine avvenute a partire dal 1517.

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