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Gli inizi della fraternità a Rivotorto nel racconto di Tommaso da Celano

tommaso da celano

Il beato Francesco era solito raccogliersi con i suoi compagni in un luogo presso Assisi, detto Rivotorto, ed erano felici, quegli arditi dispregiatori delle case grandi e belle, di un tugurio abbandonato ove potevano trovare riparo dalle bufere, perché, al dire di un santo, c’è maggior speranza di salire più presto in cielo dalle baracche che dai palazzi.
Padre e figli se ne stavano così insieme, tra molti stenti e indigenze, non di raro privi anche del ristoro del pane, contenti di qualche rapa che andavano a mendicare per la pianura di Assisi.
L’abitazione poi era tanto angusta, che a fatica vi potevano stare seduti o stesi a terra, tuttavia « non si udiva mormorazione né lamento; ognuno manteneva la sua giocondità di spirito e tutta la sua pazienza ».
San Francesco ogni giorno, anzi di continuo esaminava diligentemente se stesso e i suoi, perché non restasse in loro nulla di mondano e fosse evitata qualsiasi negligenza. Con se stesso era particolarmente rigoroso e vigile, e se come avviene a tutti, lo assaliva qualche tentazione della carne, si immergeva d’inverno nel ghiaccio, finché il pericolo spirituale fosse scomparso.
Gli altri, naturalmente, imitavano fervidamente questo suo mirabile esempio di penitenza. Insegnava loro non solo a combattere i vizi e a mortificare gli stimoli del corpo, ma anche a conservare puri i sensi esterni, per i quali la morte entra nell’anima.

Dalla Vita Prima di San Francesco
di Tommaso da Celano (Fonti Francescane 404-405)

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