san francesco

Un uomo santissimo

La spoliazione davanti al padre e al vescovo nella piazza di Assisi, aveva portato finalmente Francesco a scoprire la sua identità di figlio di Dio e la sua configurazione a Cristo.
“Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre”.
Coloro che compiono le opere del Padre “sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo. Siamo sposi quando l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù dello Spirito Santo. Siamo suoi fratelli quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. Siamo madri quando lo portiamo nel cuore e nel corpo per mezzo del divino amore e della pura coscienza e lo generiamo attraverso le opere sante” (Lettera a tutti i fedeli).
Diventare come Gesù. Fu questo il senso della sua vita espresso nella Regola per i frati: “Questa è la vita del vangelo di Gesù Cristo, che frate Francesco chiese che dal signor Papa Innocenzo gli fosse concessa e confermata” (Regola non bollata).
La sua conformazione/imitazione di Cristo cercata per tutta la vita l’ebbe perfino impressa nella sua carne con i segni delle stimmate.
Scrisse frate Elia dopo la morte di Francesco: “Ed ora vi annuncio una grande gioia, uno straordinario miracolo: non si è udito un portento simile, se non nel Figlio di Dio, Cristo Signore. Qualche tempo prima della sua morte il nostro Padre (Francesco) apparve crocifisso, portando impresse nel suo corpo le cinque piaghe, come sono veramente le stimmate di Cristo”.
E testimonia frate Leone: “Quando si stava lavando il suo corpo per la sepoltura, sembrava veramente come un crocifisso deposto dalla croce”.
Un altro modo per vivere il rapporto con Dio e realizzarlo in Cristo è fare corpo con l’umanità di Gesù stesso, entrare in lui, unirsi intimamente a lui. E questo è possibile ‘realmente’ attraverso il sacramento dell’Eucaristia.
Un sacramento che Francesco ha vissuto con tale intensità da vibrare e ardere “di amore in tutte le fibre del suo essere, preso da stupore oltre ogni misura per tanta benevola degnazione e generosissima carità. Si comunicava con tanta devozione da rendere devoti anche gli altri” (Tommaso da Celano, Vita Prima).

< Torna indietro

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.