La memoria del natale del Signore Gesù che Francesco volle far celebrare a Greccio non costituisce, come è convinzione diffusa, "l'invenzione del presepe". Già molto prima di Francesco, infatti, erano state allestite sacre rapresentazioni della Natività del Signore, così come della Sua Passione.
Quello che avvenne a Greccio la notte di Natale del 1223 colpì tanto la memoria e la commozione dei suoi contemporanei perché rappresentava un evento diverso da tutti gli altri, un'interpretazione unica e profondamente significativa del mistero del Natale (cfr. la "Vita prima" di Tommaso da Celano XXX, 84-87).

In quella ricostruzione della notte in cui nacque il Bambino, infatti, Francesco volle semplicemente che su quella povera greppia fosse celebrata una solenne eucaristia, in modo da poter contemplare, nell'ostia consacrata dal sacerdote, lo stesso corpo di quel Figlio che il Padre ci ha donato a Betlemme.
Nel "presepe di Greccio", dunque, Francesco intese esprimere tutta la sua profondissima fede nel mistero dell'Incarnazione come condizione e luce su un altro grande mistero, centrale nella sua spiritualità, quello dell'Eucarestia. Per ricordare sempre, come scrive egli stesso nella sua Prima Ammonizione, che:

Ecco, ogni giorno Egli si umilia, come quando dalle sedi regali scese nel grembo della Vergine; ogni giorno viene a noi in umili apparenze; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote.