Nella Leggenda maggiore, san Bonaventura di Bagnoregio offre una chiave di comprensione teologica delle Stimmate ricevute da Francesco di Assisi e verificate dopo la sua morte in vista della canonizzazione, una lettura spirituale dei segni sul suo corpo che però allo stesso tempo può spiegare anche la luminosa scia di vita e di santità che Francesco ha lasciato attorno a sé durante la sua esistenza terrena e quale eredità spirituale ai suoi frati.

Bonaventura riconosce nelle Stimmate, segni della bellezza e della evidente testimonianza di vita data da Francesco, i tratti di una vita davvero risorta con Cristo, proprio perché davvero segnata dal mistero della Croce. Francesco di Bernardone si era lasciato raggiungere dalla miseria, dal dolore e dalla morte in Cristo e proprio per questo la sua vita potè risplendere della gloria, della gioia e della vita risorta in Cristo, anche prima della sua morte fisica.

Scrive Bonaventura:
L'uomo beato era migrato dal mondo; ma quella sua anima santa, entrando nella casa dell'eternità e nella gloria del cielo, per bere in pienezza alla fonte della vita, aveva lasciato ben chiari nel corpo alcuni segni della gloria futura: quella carne santissima che, crocifissa insieme con i suoi vizi, già si era trasformata in nuova creatura, mostrava agli occhi di tutti, per un privilegio singolare, I'effige della Passione di Cristo e, mediante un miracolo mai visto, anticipava l'immagine della resurrezione (Cap. XV,1 : FF 1246).