Spesso san Francesco è descritto soltanto nella dimensione ascetica e penitenziale, non si pone l’attenzione sulla dimensione del cibo, che il santo non disdegnò neanche in punto di morte. Non dimentichiamo che in quel tempo la cucina non prevedeva l’uso di patate, pomodori, spezie e cacao che furono portati in Europa dopo la scoperta dell’America.
Il primo piatto preferito da San Francesco era il pasticcio di gamberi con il luccio. La ricetta del tempo prevedeva l’uso di ingredienti della polpa, del succo di gamberi con l’aggiunta di noci e di altre spezie, all’epoca utilizzate in misura superiore nei giorni di magro rispetto a quelli di grasso. Ne veniamo a conoscenza quando il santo, per curare i suoi problemi agli occhi, soggiornò con i frati a Fonte Colombo. Ecco ciò che ci racconta Tommaso da Celano nel Trattato dei miracoli:
Intanto la mensa del Signore soccorse la mensa dei suoi servi; si sentì bussare alla porta, accorse un frate ed ecco una donna che offrì un canestro pieno di pane fragrante, di pesci, di pasticcio di gamberi, con sopra grappoli di uva e miele (3Cel, FF 859).

Non possiamo stupirci se poco prima di morire, quando gravemente ammalato era nel palazzo del vescovo ad Assisi, espresse il desiderio di poter mangiare il luccio. Li fece pervenire fr. Gerardo, “Ministro a Rieti”, con tre bellissimi pesci ben preparati e piatti di gamberi. Ecco il racconto che ci è offerto dallo Speculum perfectionis:
Ebbe appena espresso questo desiderio, che si fece avanti un tale con un canestro dove erano, ben cucinati, tre grandi squali, e pasticci di gamberi, che il Santo mangiava volentieri. Glieli inviava frate Gerardo, ministro a Rieti (Spec cap. 111, FF 1811).

Invece per quanto riguarda il dolce il santo era goloso di quelli che oggi chiameremmo"mostaccioli romani”, preparati con il mosto d’uva, fichi secchi e uvetta. Fu Giacomina Frangipane de’ Settesoli, nota come Jacopa de’ Settesoli, che con molta probabilità gli fece conoscere questo tipico dolce romano, tanto che Francesco le chiese di portarglielo in punto di morte. Ecco il racconto della Compilatio assisiensis:
Donna Jacopa preparò poi il dolce che piaceva a Francesco. Ma egli lo assaggiò appena, poiché per la gravissima malattia le sue forze venivano meno inesorabilmente, e si appressava alla morte (CAss, FF 1657).

Ebbene tutto questo non deve stupirci, anzi ci permette di apprezzare sempre di più san Francesco, che prima di essere santo fu autenticamente uomo.

fr. Felice Autieri