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Il saluto del Custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, alla Lectio magistralis del prof. Massimo Cacciari -

Il Signore vi dia pace! Vi saluto con le parole di san Francesco, a nome di tutta la comunità del Sacro Convento di Assisi. Saluto le autorità del Comune di Foligno e del Comune di Assisi che assieme a noi hanno organizzato questa serata e saluto tutti voi che ci seguite attraverso il web. Saluto con cordialità il professor Massimo Cacciari che stasera terrà la sua Lectio magistralis all’interno di queste giornate dantesche.

In questa cornice insolita e affascinante, mentre ci troviamo sollevati da terra, quasi che anche questo fatto possa simboleggiare o comunque richiamare un’ulteriorità, una sorta di cifra del futuro, del paradiso e dell’eternità, entriamo in contatto diretto con i secoli, con il tempo, con la storia e le vicende dell’umanità. C’è qui, e la possiamo toccare con mano, la presenza lontana eppure contemporanea dei due uomini di cui parliamo stasera e di colui che mise in opera questa scenografia solenne e maestosa nella basilica che fa da sepolcro allo sposo di Madonna Povertà. Davanti a opere dell’ingegno umano, come è questa basilica con la sua architettura e i suoi affreschi, come è la Commedia del sommo poeta, non possiamo che far nostro il sentimento dell’umiltà, della piccolezza, in fondo di quella minorità che fu tratto distintivo di colui il cui corpo riposa alcuni metri sotto i nostri piedi, da poco meno di ottocento anni.

Potremmo dire l’umiltà e la piccolezza di un capolavoro di umanità, di un uomo le cui scelte e i cui tratti di vita sono stati narrati più e più volte, di volta in volta scorgendone aspetti diversi, ma sempre con una sorta di incomprensione, addirittura di tradimento. Lo mette bene in luce Massimo Cacciari in un densissimo libretto di una decina d’anni fa, in cui egli analizza e confronta i ritratti, ben diversi, che a loro tempo fecero di san Francesco i due fiorentini Dante Alighieri e Giotto di Bondone, giungendo, possiamo dirlo, a farne anch’egli un proprio ritratto: un altro ancora, ricco e suggestivo, ma che, per forza di cose, ne rappresenta un ennesimo tradimento. Non me ne voglia il professore, al quale, invece va tutto il mio apprezzamento, perché sappiamo bene che tutti noi, a partire proprio da noi frati, mentre tentiamo di raccontare Francesco e magari ci illudiamo di balbettarne le sembianze, mentre ci sforziamo di esserne la traduzione contemporanea ed incompiuta, ne stiamo tradendo l’unicità. E questo accade fin dalle origini del movimento francescano.

È però un esercizio tutt’altro che inutile quello di ricercare, di indagare ancora, di interpretare come faremo stasera. E neppure deve essere accademia oziosa, ma domanda che interessa l’oggi, il qui e ora. Quale figura dell’umano ci è narrata da Francesco e quale dal suo interprete cui sono dedicate queste giornate? Quale prospettiva di umanità scaturisce dall’esperienza umana e religiosa di questi giganti della nostra storia? E quale allora il loro contributo oggi, in questi giorni difficili, in questo cambiamento d’epoca, nella mutazione antropologica che repentinamente e forse non troppo consapevolmente stiamo vivendo, per dire l’umano? È con queste domande che mi pongo in interessato ascolto del professor Cacciari.

fra Marco Moroni