Chiunque visiti la tomba di San Francesco in Assisi vi trova, scendendo le scale dalla basilica inferiore in alto, la cosiddetta “lampada votiva” con la fiamma che arde. Ebbene la sua tradizione ha origini che risalgono ai primi tempi della conversione del santo.

Infatti nella Leggenda dei tre compagni ci è raccontato che Francesco, dopo aver udito le parole del crocifisso a S. Damiano, come gesto d’amore offrì del denaro al sacerdote che officiava la chiesa, perché comprasse olio per far ardere la lampada ubicata di fronte l’immagine (3Comp, cap. V, FF 1411). Tommaso da Celano precisò che l’intenzione di Francesco era che questa “non rimanesse priva, neppure per un istante, dell’onore doveroso di un lume” (2Cel, cap. VI, FF 595).

Ebbene con l’avvicinarsi del VII centenario della morte di san Francesco nel 1926, in ricordo del suo gesto, fu pensata da parte delle autorità civili del tempo e dei frati del Sacro Convento di recuperare il ricordo della lampada votiva in chiave moderna. Avrebbe dovuto esprimere l’unità spirituale dell’Italia, ed ardere perennemente presso la tomba del santo.
Per una felice coincidenza, la realizzazione e la relativa consegna, avvenne il 1 ottobre 1939 in concomitanza con la proclamazione di San Francesco a patrono primario d’Italia, voluta da Pio XII.

La lampada fu disegnata e realizzata dall’architetto Ugo Tarchi, è alta 120cm, in bronzo lucido e argento. L’asse centrale è a forma di croce, s’innalza al centro e nella sua forma semisferica simboleggia il mondo. Sull’orlo della coppa furono incise le parole del verso di Dante Alighieri: “Altro non è che di suo lume un raggio” (Paradiso, cap. XXVI, v. 33). Al di sotto della coppa la frase dedicatoria: “I comuni d’Italia”. Al di sotto della base furono modellate tre colombe d’argento che con il becco sostengono una corona di olivo, simbolo della pace. Il dono dell’olio da parte delle regioni esprime il segno di gratitudine, stima e riconoscimento nei confronti di ciò che ha vissuto e testimoniato il santo. Invece la fiamma sta a rappresentare l’amore vivo di Francesco per Cristo crocifisso, ma anche l’offerta di tutti i comuni italiani uniti intorno ai valori religiosi e morali rappresentati dall’assisiate.

Sono passati oltre ottanta anni da quell’evento, il gesto dell’offerta dell’olio è ancora oggi ripetuto a turno dalle regioni italiane: nel 2020 è toccato alle Marche. Oggi San Francesco è riconosciuto come uomo del dialogo, dell’amore per l’altro e per il mondo. Il dialogo, virtù francescana per eccellenza, diventa quindi il primo richiamo del significato della festa del santo. Pertanto non possiamo stupirci se il 4 ottobre , è stato indicato dal Parlamento italiano nel 2005 quale “solennità civile e giornata per la pace, per la fraternità e il dialogo fra le religioni”. Questa giornata sia per il valore religioso sia per quello laico, rappresenta un’occasione per continuare a proporre gli ideali, i valori e le scelte di vita del “poverello” radicate in Cristo, è un’occasione in più per diffonderne maggiormente il suo messaggio.

fr. Felice Autieri